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Microbiologia

La produzione di anticorpi specifici diretti contro antigeni esterni è una delle forme con cui l’organismo si difende dagli attacchi di fattori esterni potenzialmente dannosi. Rappresenta però una difesa “di secondo livello” (specifica), che si attiva nell’organismo dopo che quella di “primo livello” (aspecifica) non è riuscita a contenere l’invasione. Da un punto di vista didattico, le strategie di contenimento dei danni provocati dai fattori esterni può essere schematizzato come segue:

risposta aspecifica
- barriere anatomiche (cute, mucose)
- fattori umorali (lisozima, complemento, interferon)
- fattori cellulari (polimorfonucleati, monociti, macrofagi)

risposta specifica
- immunità cellulo-mediata (linfociti T)
- immunità umorale (linfociti B)

Gli anticorpi che vengono prodotti dal sistema immunitario in seguito ad invasione di agenti esterni hanno la funzione di inattivare, distruggere o eliminare dal circolo le sostanze (chimiche o biologiche) dannose. Essi appartengono a cinque diverse categorie, ciascuna delle quali può essere suddivisa in sottocategorie, dotate di caratteristiche tali che le distinguono dagli altri tipi anticorpale e la cui presenza, in particolari momenti della genesi infiammatoria, è sintomatica dello stato e stadio di malattia del soggetto interessato.
La tabella che segue illustra le caratteristiche degli anticorpi circolanti:

classe
anticorpale
sottoclasse

subunità
catena H
(pesante)
PM (kDa)
mg/dl
IgG

IgG-1

1
g1
146
8
IgG-2
1
g2
146
2
IgG-3
1
g3
165
1.5
IgG-4
1
g4
146
1.0
IgA
IgA-1
1
a1
160
2.0
IgA-2
1
a2
160
0.5
s-IgA
2
a1-a2
385
0.05
IgM
-
5
µ
970
1.0
IgD
-
1
d
185
0.03
IgE
-
1
e
188
0.0003

 

Rappresentazione grafica dell’andamento nel tempo delle concentrazioni anticorpali (IgM in rosso, IgA in verde e IgG in blu) in seguito ad una infezione in un organismo superiore. Si distinguono tre fasi: un periodo di incubazione (asintomatico) con assenza di anticorpi specifici circolanti, una fase acuta sintomatica con presenza di IgM e (a volte) di IgA, ed una fase tardiva di convalescenza, con presenza delle sole IgG con funzione protettiva.

Gli anticorpi che intervengono durante il processo di sieroconversione (sintesi e produzione di anticorpi specifici con funzione protettiva, che garantiscono uno stato di immunità) sono essenzialmente di due tipi: IgG ed IgM. In alcuni casi possono intervenire anche le IgA e le IgE, mai le IgD il cui significato fisiologico è ancora oscuro.
La sieroconversione segue la fase di latenza, in cui mancano le manifestazioni esteriori dell’infezione (fase asintomatica) e l’agente infettante (se di origine biologica) circola, si insedia negli organi bersaglio (es.: il fegato nel caso dell’HBV) ed inizia a replicarsi all’interno dell’organismo. Il sistema immunitario viene quindi coinvolto, ma la produzione anticorpale è ancora esigua e sfugge ad un’eventuale indagine diagnostica. In questa fase, al contrario, è possibile identificare l’antigene virale in circolo (mediante metodi di biologia molecolare) o escreto con le urine.
Un esempio di come il sistema immunitario dell’organismo superiore reagisce ad un’infezione lo fornisce l’infezione da Toxoplasma gondii, un parassita obbligato delle cellule degli animali omeotermi, veicolato normalmente dai gatti.
In seguito ad ingestione di alimenti contaminati da feci di gatto, le cisti toxoplasmiche (tachizoiti) vengono digerite e gli sporozoiti liberati invadono il torrente ematico. L’iniziale produzione di anticorpi specifici da parte dell’individuo ospite induce i parassiti ad incistarsi nelle cellule della muscolatura striata, del sistema nervoso e in altri distretti. Ciò provoca, negli individui non immunizzati, un quadro patologico di modesta entità. Se l’ospite è, però, una donna in gravidanza, l’infezione può risultare estremamente dannosa per il feto. Circa il 70% della popolazione dei paesi occidentali è immunizzata per via naturale verso questo comune microorganismo.
Dopo una prima fase di latenza della durata di 1 settimana circa, in cui l’unico dato diagnostico può essere la presenza dell’antigene incistato nei tessuti, la sieroconversione inizia a manifestarsi con la produzione di anticorpi specifici di tipo IgM. Questi non hanno capacità protettiva (non impediscono sovrainfezioni), sono abbastanza inerti immunologicamente (hanno scarsa affinità verso l’antigene), sono presenti a basso titolo e non sono più dosabili dopo un paio di settimane. Questo periodo coincide con la fase acuta dell’infezione. E’ molto importante identificare questa fase per evitare il rischio di diffusione involontaria dell’infezione e per identificare la più corretta terapia.
Assieme alle IgM l’organismo produce anche IgA e IgE specifiche anti-Toxoplasma. Le prime hanno una permanenza in circolo più limitata delle IgM e le seconde fanno una comparsa ancora più sporadica. Per entrambe esistono difficoltà tecniche di dosaggio dovute alla loro bassa concentrazione e al fatto che la loro presenza, in seguito ad infezione, non sempre è costante.
Al termine della fase acuta inizia la vera e propria sieroconversione IgG: le IgM decrescono e sono sostituite dalle IgG che hanno capacità protettiva (immunizzano il soggetto), sono presenti in elevata concentrazione, hanno elevati doti di affinità e avidità e permangono in circolo per lunghi anni (anche per tutta la vita). A volte, però, le IgM non scompaiono completamente dal circolo, e permangono anche per alcuni anni passata la fase acuta. Questo ha creato non poca confusione non potendo più associare la presenza delle IgM, come si fa comunemente, alla fase acuta dell’infezione.
Le prime IgG prodotte appartengono alle sottoclassi IgG-1 e IgG-3 e sono dotate di scarsa avidità (legano poco saldamente il proprio antigene). La loro presenza coincide con la fase acuta dell’infezione e con la presenza di IgM circolanti. Subito dopo, terminata la fase acuta e scomparse le IgM, le IgG a bassa avidità sono sostituite da quelle ad alta avidità, formate principalmente dai sottotipi IgG-2 e IgG-4. Queste sono le IgG protettive “definitive” che permangono anche per tutta la vita dell’individuo.
Il dosaggio dell’avidità delle IgG è quindi un utile ausilio diagnostico nella conferma dell’infezione in fase acuta, e permette di interpretare correttamente il valore delle IgM eventualmente trovato.