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Allergologia
La liberazione di istamina e altri mediatori dell’infiammazione da parte delle mastcellule (frecce rosse nell’illustrazione) con conseguente manifestazione atopica sembra dipendere dalla probabilità che due molecole di IgE specifiche, entrambe legate al medesimo allergene, si vengano a trovare legate allo specifico recettore di membrana in posizione adiacente sulla superficie della cellula.
L’allergia è una malattia molto comune nel mondo occidentale che interessa ampie fasce della popolazione con modalità e intensità diverse. Alla base di questa patologia c’è una compromissione del sistema immunitario che perde la sua capacità discriminante e reagisce in modo sproporzionato in presenza di antigeni assolutamente innocui (p. es.: pollini). Tale risposta si manifesta con una abnorme produzione di un tipo di anticorpi caratteristico di questa patologia, le IgE
Le IgE rappresentano uno dei cinque tipi di anticorpi presenti in circolo negli organismi superiori. In condizioni normali la loro concentrazione è di alcuni ordini di grandezza inferiore a quella delle IgG. In tali condizioni esse sono ben tollerate dall’organismo (anzi, la loro assenza è incompatibile con la vita) e l’individuo non manifesta alcun sintomo di tipo allergico. Nel soggetto allergico, invece, il sistema immunitario viene stimolato a produrre grandi quantità di IgE in seguito a stimoli esterni che, altrimenti, non avrebbero alcun effetto apparente. Non solo, ma queste IgE sono prevalentemente prodotte verso un antigene specifico in particolare (che viene chiamato allergene) ed innescano una complicata sequenza di reazioni (mediate da macrofagi, linfociti e plasmacellule, con la liberazione di IgE e numerosi mediatori chimici) che porta alla tipica sintomatologia allergica.

Si possono riconoscere due tipi di risposta dell’organismo di fronte a fattori esterni di diversa natura ed origine:

risposta aspecifica (o passiva)
-barriere anatomiche (cute, mucose)
-fattori umorali (lisozima, complemento, interferon)
-fattori cellulari (polimorfonucleati, monociti, macrofagi)

risposta specifica (o attiva)
-immunità cellulo-mediata (linfociti T)
-immunità umorale (linfociti B)

La risposta immunitaria “specifica” è quella che si basa sulla selezione, da parte dell’organismo, di cloni particolari di linfociti, le cui funzioni sono quelle di garantire una “memoria immunologia” all’organismo superiore in vista di una possibile recrudescenza dell’invasione esterna (linfociti T), oppure produrre anticorpi specifici diretti selettivamente contro l’agente esterno che ha stimolato la risposta immunitaria specifica. Nel caso dell’allergia, questa risposta immunitaria specifica è detta “reazione di ipersensibilità”, In particolare, quella mediata dalle IgE, che è anche quella più comune, viene definita “ipersensibilità IgE mediata” (o ti tipo I) e gli antigeni che stimolano una ipersensibilità vengono detti “allergeni”.

Gli allergeni appartengono a diverse “famiglie” sulla base della loro origine e struttura chimica. Le famiglie più rappresentate sono le seguenti:

- inalanti (polveri, muffe, epiteli, pollini, acari,)
- alimenti
- insetti e veleni
- farmaci
- sostanze chimiche varie (professionali)
- parassiti

Questi allergeni, che nell’individuo normale non provocano alcun disturbo, nei soggetti ipersensibili (atopici) scatenano una serie di reazioni biochimiche che coinvolgono le plasmacellule (cellule adibite alla sintesi e produzione di anticorpi) e le mastcellule (cellule ricche di mediatori chimici dell’infiammazione, quali istamina, prostaglandine, serotonina, leucotrieni, citochine, etc.). Il tutto origina dalla abnorme produzione di IgE specifiche dirette verso quel particolare allergene che, aderendo sulla superficie delle mastcellule mediante uno specifico recettore (Fc e RI), stimolano la lisi della cellula con conseguente liberazione in circolo dei mediatori (istamina) che sono la causa prima della manifestazione allergica (asma o shock anafilattico).

Una interessante considerazione si può fare sul concetto delle “IgE density”: si è dimostrato sperimentalmente che la lisi delle mastcellule e conseguente liberazione di istamina avviene solo quando la concentrazione relativa delle IgE specifiche verso un dato allergene è al di sopra di una certa soglia. In altre parole ciò avviene quando il rapporto percentuale tra le concentrazioni delle IgE specifiche e delle IgE totali è al di sopra di un valore limite. Ciò spiega (ed è confermato da alcuni studi) come mai le popolazioni africane, che hanno valori normali di IgE totali estremamente elevati come conseguenza di infezioni da elminti (IgE “infettive” e non “allergiche”), abbiano un’incidenza di manifestazioni allergiche molto bassa (il rapporto IgE specifiche/totali è sempre molto basso), mentre bassi valori di IgE specifiche possono causare severe forme atopiche nei soggetti con basso titolo di IgE totali (come nei paesi occidentali o socialmente evoluti). In essi, infatti, il rapporto IgE specifiche/totali è molto elevato.

Tra i vari componenti chimici implicati nel processo allergico solo le IgE specifiche sono costantemente presenti e il loro dosaggio è alla portata di tutti i Laboratori. Per questo lo studio delle sindromi allergiche si esegue non solo mediante test “in vivo” (con una goccia di allergene si stimola una reazione atopica e si valuta il diametro del ponfo), ma anche mediante il dosaggio quantitativo “in vitro” delle IgE specifiche.

Le IgE totali comprendono, invece, tutte le IgE specifiche che di norma circolano nel nostro organismo, senza alcuna distinzione per la loro specificità. L’utilità diagnostica di questo dosaggio è andata scemando negli ultimi anni, ed ora, assodato che non servono per la conferma di elevati valori di IgE specifiche, sembra siano utili nello studio di particolari infezioni (elminti, Toxoplasma gondii), in cui, oltre alla normale sieroconversione IgM/IgG, sembra ci sia anche quella IgE. In questi casi l’indicazione diagnostica del dosaggio delle IgE segue i canoni dell’indagine sierologia (conferma della positività delle IgM e dello stato di fase acuta dell’infezione) piuttosto che quelli dell’indagine allergica (ipersensibilità).